Spesso Mentiamo A Noi Stessi: Quello Che Proviamo Non È Stanchezza Ma Pure È Semplice Tristezza

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La quotidianità frenetica che viviamo ci impone dei ritmi difficili da rispettare, non ci permette più di fermarci un attimo e guardare il cielo per capirne le sue sfumature.

Il domani non sembra apparire migliore ma anzi, proprio come oggi e per questo motivo nessuno confida più nel domani.

In questo modo si diventa tetri, come un cielo che aspetta la pioggia per potersi liberare.

La gente ci chiede quale sia il nostro problema e noi rispondiamo sempre che siamo stanchi, senza esserne realmente sicuri.

Sì, perché non sempre questa sensazione si può chiamare tristezza ma, molte volte, è una forma di tristezza mista ad apatia.

Ognuno di voi, nel corso della vita, deve aver per forza provato una sensazione simile, senza un reale motivo magari.

In questi casi, lo so, sono tanti di voi che sono corsi su Google a cercare i propri sintomi per poi trovarsi a leggere paroloni grossi come: depressione o crisi ormonale.

La tristezza non ha nessun nome se non il suo e non servirà alcuna medicina per combatterla ma solo la nostra forza d’animo.

Eppure è strano. Molte volte la tristezza ci aiuta a crescere, soprattutto quando ci assale per un periodo di tempo limitato. In questi casi, infatti, ci permette di crescere e di ripartire più forti di prima.

Ovviamente, questo deve avere un fine a breve tempo, ma se la tristezza continua giorno dopo giorno, se ogni mattina vi sentite sempre più oppressi per gli impegni e i doveri che segnano una nuova giornata, beh questa è una tristezza con la T maiuscola.

Nelle nostre menti scatta un meccanismo ben diverso rispetto a quello che porta un moto di gioia, di allegria o di divertimento.

La tristezza non comporta nessun sintomo di iperattività ma, al contrario, un grande calo di energia.

Questa va ad intaccare la parte destra del cervello, nella quale vengono controllate sensazioni come paura, pigrizia,

disagio.

Il calo di energia, la conseguente apatia e poca voglia di fare ha però un aspetto positivo: ossia la possibilità di fermarsi e guardarsi dentro effettuando un viaggio profondo all’interno della propria persona.

La Tristezza arriva nel momento in cui dobbiamo, per forza di cose, fermarci e riposare, pensare a noi stessi e alla nostra per fare un bilancio, positivo o negativo che sia e per ripartire con un grosso cambiamento.

Non curiamo questo stato, sfruttiamolo a pieno anche se dura tanto tempo: ascoltiamoci e cerchiamo di cambiare.

In questo modo saremo in grado di valutare qualsiasi aspetto delle nostre vite, a prescindere da quali siano più o meno appaganti.

Quando il nostro corpo necessita di questi momenti di riflessione, non dobbiamo aspettare alcun segnale perché arriva la tristezza a bloccarci dal mondo reale e a costringerci a riflettere.

E a voi, è mai capitato di sentirvi così?

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